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Sulla datazione presunta o reale del virus ho sintetizzato a beneficio di chi legge ottima inchiesta del Wall Street Journal uscita a marzo.

L’8 marzo il Wall Street Journal pubblica un’inchiesta, a scriverla i suoi cronisti che hanno indagato a Wuhan.

Il 10 dicembre, Wei Guixian, commerciante di pesce, si sente poco bene, teme di avere una brutta influenza. Si reca in un piccolo ambulatorio, le danno dell’antibiotico e torna a casa. Non migliora.

Il 12 va in un ospedale, più attrezzato (Wuhan Red Cross), dove un medico dice: hai la bronchite. Le prescrive medicine e la rimanda a casa. Successivamente la donna si rivolge ad un ambulatorio privato, assume altro antibiotico.

Il 16 le condizioni peggiorano, raggiunge il Pronto soccorso Xiehe Hospital, nulla cambia. Di nuovo rispedita a casa.
Il 18, ossia otto giorni dopo, la ricoverano dopo le pressioni della figlia: del resto il suo stato si era aggravato. Un medico le dirà che ci sono altri due pazienti in gravi condizioni in un altro centro, anche loro frequentavano mercato Hua’nan.

Il 21 sono quasi quaranta le persone con gli stessi sintomi, è il virus. Lo riporterà un’analisi ufficiale cinese diffusa però il 18 febbraio.

Il responsabile delle emergenze dello Xiehe Hospital affermerà di non ricordarsi di Wei, però conferma che i malati con sintomi strani sono iniziati ad arrivare tra il 10 e il 16 dicembre.
Secondo WSJ, che cita fonti mediche cinesi, è in questo periodo che si registra una tendenza nei casi, molti lavoravano nel mercato del pesce. Ma sarà solo alla fine di dicembre che i dirigenti dei vari ospedali comprendono che questa non è una polmonite anomala.

Il 29 dicembre c’è una comunicazione ufficiale alle autorità sanitarie locali.

Il 30 i test rivelano finalmente che si tratta di un virus tipo SARS. Uno dei medici diffonde l’informazione ai colleghi.

Il 31 l’ufficio locale OMS è avvisato dell’esistenza di una polmonite virale.
La conferma ufficiale da parte della Cina di un’epidemia arriva il 9 gennaio e il 12 condividono il genoma con resto del mondo
Ho sintetizzato ma il succo è questo.

Memo. Altre ricostruzioni hanno localizzato i primi casi sempre in Cina a metà novembre, sempre nell’Hubei. Un esperto britannico invece ha ipotizzato settembre, ma in un’altra regione cinese.

Dal Corriere della Sera. Breve estratto.
Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha provato a mettere dei punti fermi durante un’audizione alla Commissione Igiene e Sanità del Senato.
Nella sua ricostruzione ha affermato che «già intorno a dicembre questo virus avrebbe potuto circolare nelle persone». «Il Nord ha avuto uno tsunami assurdo, imprevisto e imprevedibile — ha detto —. In Italia abbiamo avuto due ingressi epidemici diversi, a due settimane di distanza, come abbiamo visto in un nostro lavoro: uno, con ceppi virali dalla Cina, attraverso l’Europa è andato al centro Italia. Successivamente un ceppo tedesco è andato a infettare la Lombardia e il Nord del Paese.

Guido Olimpio – Corriere


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L’attacco USA sul virus (da Corsera cartaceo) – Giuseppe Sarcina e Guido Olimpio

WASHINGTON – «Ci sono numerose prove che il virus arrivi dal laboratorio di Wuhan. La Cina ha fatto di tutto per tenerlo nascosto. Classica operazione di disinformazione comunista. Ma ne risponderanno».

Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo accusa apertamente il Paese guidato da Xi Jinping di non aver arginato la diffusione mondiale del Covid-19. Affermazioni durissime che potrebbero avere un grande impatto sulle relazioni tra le due superpotenze. Intervistato ieri dalla tv ABC, Pompeo ha confermato ma con forza inedita «i sospetti» coltivati negli ultimi mesi.

«Abbiamo detto fin dall’inizio che questo virus ha avuto origine a Wuhan. Ci sono prove enormi. Dobbiamo ricordare che la Cina ha una storia di infezioni propagate nel mondo e una storia di laboratori al di sotto degli standard. Questa non è la prima volta che il mondo si trova esposto a un virus che è il risultato di errori commessi in un laboratorio cinese».

Domanda di ABC: il governo di Pechino ha voluto nascondere la gravità della pandemia in modo intenzionale, per danneggiare i Paesi occidentali? Pompeo non ha risposto. Ha invece insistito sulla mancanza di collaborazione, anche ora che la crisi è mondiale: «Continuano a impedire l’accesso agli occidentali, ai nostri medici migliori. Ma è necessario che i nostri esperti vadano lì. Non abbiamo ancora i campioni di cui abbiamo bisogno». Il capo della diplomazia americana, dunque, rilancia i sospetti avanzati da Donald Trump, giovedì 30 aprile. Il presidente aveva ipotizzato: «Nei laboratori di Wuhan deve essere successo qualcosa di terribile. Può essere stato un errore, qualcosa che si è sviluppato inavvertitamente, oppure qualcuno lo ha fatto di proposito».

L’uscita di Pompeo va inserita in uno scenario ancora opaco, con i servizi segreti che sembrano strattonati per motivi politici mentre il Dipartimento di Stato sta progressivamente affinando la sua posizione. Nessuno, e Pompeo lo ha detto con chiarezza, mette in dubbio la prima conclusione dell’intelligence. Il 30 aprile la DNI, la direzione che coordina tutte le agenzie di spionaggio, aveva precisato: «il virus non è stato creato dall’uomo e neppure manipolato, indaghiamo con rigore per capire se possa esserci stato un incidente nel laboratorio di Wuhan».

E’ una posizione attendista, accompagnata da indiscrezioni sulle presunte pressioni della Casa Bianca sulla CIA, due mondi che da quando c’è Trump non si sono mai amati. Le posizioni pubbliche si intrecciano con ricostruzioni sui media. Il quotidiano australiano Daily Telegraph sostiene di essere entrato in possesso di un report di 15 pagine elaborato dagli 007 del patto «Five Eyes», ossia Australia, USA, Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Canada. Cosa dice? I cinesi hanno eliminato prove, hanno silenziato testimoni scomodi, non hanno fornito elementi utili per realizzare il vaccino. Sull’origine dell’epidemia esiste un disaccordo se sia nata nel laboratorio o nel mercato. Il documento sposa alla perfezione con l’appello a fare chiarezza avanzato da USA, Germania, Francia e Australia, quest’ultima molto determinata nell’invocare un’inchiesta internazionale. Mossa che non implica necessariamente una causa dolosa del disastro ma punta a evidenziare errori e mancanze.

La palla torna alle spie, con l’impegno a indagare: però ci si chiede quali possibilità hanno di scoprire informazioni riservate. Gli esperti hanno avanzato dubbi, la CIA stessa ha perso molte fonti. Magari si spera che qualcuno accetti di collaborare aprendo una breccia nella muraglia cinese. Si parla di intercettazioni e persino di una gola profonda. Forse si tratta di mosse di guerra psicologica, vogliono infastidire Pechino seminando il dubbio in uno scontro che va oltre il Covid 19. Al tempo stesso c’è la necessità di tutelare eventuali informatori.

Gli americani stanno lavorando anche sul piano diplomatico. Il tentativo è di coinvolgere più Paesi possibili per chiedere una commissione di inchiesta internazionale, una volta che sarà superata la fase più acuta dell’emergenza. Le prime manovre si stanno sviluppando in questi giorni all’interno dell’OMS, l’Organizzazione mondiale della Sanità. La delegazione americana ha cominciato con gli alleati tradizionali: i Paesi europei, Canada e Giappone. A Washington si spera che la Cancelliera Angela Merkel dia un seguito concreto alla richiesta di trasparenza, rivolta la settimana scorsa ai dirigenti del Partito comunista cinese.

Infine, c’è il fronte interno agli Stati Uniti. Lo spirito anti-cinese sta crescendo tumultuosamente e non solo nella capitale. I Governatori repubblicani del Missouri, Mike Parson, e del Mississippi, Tate Reeves, hanno deciso di citare in giudizio il governo cinese. L’iniziativa ha subito suscitato obiezioni di tipo giuridico. Ma il significato politico è chiaro e certamente non è sfuggito a Pechino.

Nel Congresso fioriscono le ipotesi per punire la potenza asiatica. C’è chi come Marsha Blackburn, senatrice repubblicana del Tennessee propone di cancellare il rimborso dei titoli in scadenza oppure di non versare gli interessi (mediamente pari all’1,2%) sui 1.100 miliardi di titoli Usa in possesso dei cinesi (è il 4,5% sul totale di 24 mila miliardi). Il senatore repubblicano Tom Cotton, invece, interlocutore assiduo di Trump, chiede di sganciare l’economia americana da quella cinese e vuole farlo per legge, imponendo alle multinazionali statunitensi attive in Cina di rientrare.

In tutto ciò Trump vorrebbe pure preservare il rapporto personale eccellente con il presidente Xi Jinping. Ma è difficile immaginare che il leader cinese si faccia processare come l’untore numero uno del contagio mondiale.


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L’OTTIMISMO CHE VIENE DALLA CONOSCENZA – Guido Silvestri

Bollettino del 15 Aprile 2020

Il bollettino di oggi parte dall’andamento dei nuovi casi di COVID-19 a livello mondiale, poi discute TRE importanti articoli scientifici usciti oggi a stampa sulla rivista Nature Medicine — una delle più importanti a livello mondiale (Impact Factor = 30.6, quarto a livello assoluto dietro a Nature, Science e Cell, nell’ordine). Infine spiegherò brevemente perché l’ottimismo che viene dalla conoscenza è l’approccio giusto a questa pandemia.

1. QUADRO GLOBALE

Lo vedete nel grafico qui sotto aggiornato al 14 aprile (fonte: European CDC). La curva generale sembra da ormai una decina di giorni in fase piatta se non addirittura decrescente, e si spera che nei prossimi giorni inizi un declino sempre più netto. Da notare che il numero dei nuovi casi per giorno non sembra aumentare più né in Europa (parte gialla), né in America (parte arancione), rimane stabile in Asia (parte grigia) e continua ad essere molto basso in Africa (parte blu). Tutto fa presagire che questa prima “ondata globale” di COVID-19 sembra essere arrivata, se non ancora alla fine, almeno all’inizio della fine.

2. COVID-19 NEI BAMBINI

Lo studio di Xu et al descrive in dettaglio dieci bambini con COVID-19 diagnosticato attraverso tampone ed esaminati dal punto di vista clinico, laboratoristico, e radiologico (Nature Medicine 2020; 26: 502-505). La conclusione centrale è che NESSUNO di questi bambini ha avuto sintomi o segni di malattia severa o critica, mentre tutti hanno avuto disturbi molto leggeri che sono spariti nel giro di alcuni giorni, con tampone che si è negativizzato. Questo studio è importante perché conferma ancora una volta che COVID-19 è una malattia molto lieve nella popolazione pediatrica (e questa è una cosa estremamente positiva che non bisogna mai scordarsi di enfatizzare).

3. LETALITA’ DA COVID

Lo studio di Wu et al. descrive una indagine della letalità associata a COVID-19, definita come “case fatality risk” o rischio di morire dopo aver sviluppato i sintomi della malattia, condotta su oltre 48.000 pazienti di Wuhan e dintorni (Nature Medicine 2020; 26: 506-510). Lo studio conclude che la letalità da COVID-19 è del 1.4% (intervallo di confidenza 0.9%-2.1%), e conferma come questo indice si impenni dopo i 60 anni. Il punto più importante è che, di fatto, il 98.6% dei pazienti con COVID-19 guarisce – riflettiamo un attimo su questo numero. Rapportato alla situazione italiana lo studio suggerisce che il numero di “infettati” sia più alto di quelli confermati di un fattore 10 (asserzione da confermare sperimentalmente con studi sierologici sulla popolazione).

4. ORIGINE DEL VIRUS

Il terzo studio analizza le sequenze di SARS-CoV-2, il virus responsabile di COVID-19, e descrive le aree di somiglianza e differenza con gli altri coronavirus dell’uomo, dei pipistrelli e del pangolino (KG Andersen et al., Nature Medicine 2020; 26: 450-452). E’ uno studio molto elegante ma che richiede, per esser compreso, una certa conoscenza di base di genetica dei virus che non si può improvvisare in pochi minuti. Per questo non posso spiegarlo in dettaglio, se non per ribadire con fermezza come questo lavora dimostri in modo chiarissimo che la teoria del virus fatto in laboratorio (che è il “piccolo grande amore” di complottisti e virologi della domenica) non abbia alcun senso. Da notare anche che lo studio ritiene possibile non solo l’ipotesi che il virus abbia avuto origine nell’animale ma anche quella secondo cui sia comparso in seguito a mutazioni avvenute direttamente nell’uomo.

5. ALTERNATIVE ALL’OTTIMISMO DELLA SCIENZA?

Come detto molte volte, la principale ragione di essere ottimisti davanti a questo virus (che, diciamolo, è una gran rotta di scatole) sta nel fatto che abbiamo, grazie alla scienza, gli strumenti per conoscerlo e quindi bloccarlo. Oggi voglio ricordare la suprema stupidità di due alternative all’ottimismo consapevole della scienza.

La prima è il “negazionismo nano-imbecille” (lascio a voi decifrare l’etimologia di questa definizione), una teoria secondo cui COVID-19 non esiste, e se esiste è una malattia più lieve dell’influenza. Corollario della teoria è che le misure di isolamento siano inutili. Giudizio finale: RESPINTO
[PS: Corre voce che gli ideatori di questi teoria abbiano scoperto che il vaccino contro COVID-19 è pieno di nono-particelle. Ma, direte voi, il vaccino non c’è ancora, come hanno fatto? Niente paura, questi sono scienziati geniali, e per risparmiare tempo si sono portati avanti col lavoro]

La seconda alternativa è il “catastrofismo creativo”, cioè quel modo di informare secondo cui bisogna sempre vedere nero, anche a costo di creare fatti che non esistono proprio. Di esempi qui ce ne sarebbero a non finire, dai titoli di giornale alle catene di sant’Antonio nei social. Catastrofe in America, India distrutta, Wall Street chiude, non c’è più cibo, la fine del mondo, anzi, la fine dell’universo. Sono meno pericolosi dei nano-negazionisti, perché se non altro non mettono a rischio la tua salute (almeno quella fisica), ma è un modo di ragionare che non capisco proprio.

Ripeto come un disco rotto: lasciamo lavorare i ricercatori di laboratorio, che tra antivirali, immune-modulatori, anticorpi monoclonali, plasma convalescente e vaccini a questo povero virus lo stanno letteralmente massacrando. Lasciamo lavorare medici, infermieri ed altri operatori sanitari, che stanno imparando sempre meglio a curare questi malati. Lasciamo lavorare igienisti ed epidemiologi, che con sempre maggior successo controllano la diffusione del virus.

Ci vorrà ancora un po’ di tempo, non c’è dubbio, ma lasciamo lavorare la scienza, e per SARS-CoV-2 non ci sarà speranza!


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L’OTTIMISMO CHE VIENE DALLA CONOSCENZA – Bollettino del 7 aprile 2020 – Guido Silvestri

Ecco le buone notizie di oggi, in modo che chi mi legge in Italia possa iniziare questa nuova giornata all’insegna dell’ottimismo e della speranza!

1. IL CALO DEI NUOVI CASI IN ITALIA.
Devo ammetterlo: c’è voluto un po’ di più di quanto mi aspettassi dopo la grande chiusura del 9-10 marzo, ma il calo dei nuovi casi (e dei morti per giorno) sta finalmente avverandosi, in modo non velocissimo ma costante [vedete i due grafici postati qui sotto]. Se seguiremo l’esempio della Cina nel giro di 3-4 settimane i nuovi casi saranno ridotti del tutto o quasi. Direi quindi che la “triplice alleanza” di isolamento, immunità naturale ed arrivo della bella stagione sta iniziando a fare effetto in modo significativo. Poi naturalmente NON bisognerà cantare vittoria e mettersi a fare la cicale, ma si dovrà definire la migliore strategia per gestire la transizione pandemia –> endemia (e di questo parleremo nei prossimi giorni).

2. CATASTROFE AMERICA? NO GRAZIE

Due giorni fa un prestigioso giornale italiano intitolava “Catastrofe America”. La situazione è effettivamente critica a New York, e dura a Detroit, Chicago e New Orleans. Vanno invece meglio del previsto le cose a Los Angeles (dove si temeva un disastro), San Francisco, Seattle, Philadelphia, Texas e Florida (oltre che Atlanta). E’ di oggi la notizia che la previsione dei morti totali da COVID-19 in USA del prestigioso Institute for Health Metrics and Evaluation (http://covid19.healthdata.org/) della University of Washington a Seattle, è passata dal range 100.000-240.000 – che aveva fatto gridare alla catastrofe – al range 49.000-136.000. Sempre tanti, ma molto meno della previsione precedente.

3. IL GENERALE BEL TEMPO

Come detto molte volte, si moltiplicano i segnali secondo cui COVID-19 è meno contagiosa ed anche meno letale dove fa più caldo. Ai dati di South-East Asia, Africa, Middle-East e Central America/Caribbean fa riscontro il marcato gradiente di mortalità Nord-Sud che si riscontra in Italia, in Spagna e qui in America, dove l’80% dei morti si contano negli stati più a Nord (dove però vive solo il 40% degli americani). Ricordo che i Coronavirus hanno da sempre un andamento stagionale. Infatti, quando ho chiesto al mio amico Ralph Baric – professore alla University of North Carolina e scienziato che sta a questi virus come Maradona sta al calcio – se il caldo ci aiuterà, la sua risposta è stata: “There is no doubt about it”.

4. LA SCIENZA ALL’ATTACCO

La scienza è ogni giorno all’attacco contro COVID-19, ed ogni giorno si potrebbero scrivere molte storie. Oggi ne racconto una che viene proprio dalla nostra Emory University e riguarda il farmaco EIDD-2801, prodotto del Emory Institute for Drug Development diretto da George Painter e Dennis Liotta (già co-inventore di Emcitrabine, un farmaco usato su milioni di pazienti con HIV). EIDD-2810 è un inibitore dell’enzima chiave del coronavirus, la RNA polimerasi RNA dipendente, ed a differenza del suo “cugino” Remdesivir è efficace anche per via orale. La efficacia di EIDD-2801 contro vari coronavirus (tra cui SARS-CoV-2) è stata dimostrata in un articolo apparso oggi sulla prestigiosa rivista Science Translational Medicine, in uno studio fatto in collaborazione con “Maradona” Baric e scienziati della Vanderbilt University. Presto inizieranno gli studi clinici sull’uomo.


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UNA IMPORTANTE IPOTESI

Bollettino del 3 aprile 2020 – Guido Silvestri

Perdonatemi se anche oggi vi “bombardo” di numeri, ma in una situazione come questa la SFIDA per noi – e lo dico come essere umani ed al di là del nostro background specifico – è di mantenere la freddezza di ragionare (e prendere decisioni) basandosi su DATI NUMERICI e non sulle nostre storie e/o impressioni personali, che possono essere emotivamente forti, ma rimangono scientificamente insignificanti.

I dati epidemiologici che abbiamo, a cui io faccio spesso riferimento, sono senz’altro incompleti, biasati, “sporchi”, ma sono validati dagli enti che li raccolgono (WHO, CDC, Protezione Civile, etc), e ci permettono una continuità di valutazione, anche statistica. Se rinunciamo ai numeri, ci restano solo rumori e leggende (oltre alle bugie dei ciarlatani) – tutte cose a cui non possiamo lasciare campo libero.

Fatta questa premessa, proviamo a spiegare alcuni “paradossi” di questi giorni. Partiamo dal 10 marzo, giorno in cui è iniziato l’isolamento della popolazione in Italia (negli USA, come sapete, si è iniziato più tardi). Il 10 marzo i casi confermati di COVID-19 erano 10.149 in Italia e 1.025 negli USA – quindi circa un decimo che in Italia. Sempre al 10 marzo, i morti erano 631 in Italia e 28 negli USA.

Nei 23 giorni seguenti il numero dei casi italiani sale a 115.242 (aumento di ~11 volte), mentre negli USA sale a 245.213, oltre il doppio dell’Italia. Nello stesso periodo, i morti sono 13.184 in Italia e 5.110 negli USA. In base a questi numeri, la letalità da COVID-19 sarebbe 12.1% in Italia e 2.1% negli USA (ricordando che in entrambi i paesi c’e’ un picco regionale di mortalità: Lombardia e New York, rispettivamente).

Con questi numeri in mano bisogna porsi almeno tre domande:
1. Perché l’infezione sembra diffondersi molto più rapidamente negli USA che in Italia?
2. Perché la letalità di COVID-19 sembra essere molto più alta in Italia?
3. Come si mettono insieme queste due osservazioni apparentemente in contrasto tra loro?

Provo a rispondere con tre ipotesi.

Ipotesi 1: L’infezione si diffonde più rapidamente negli USA perché c’è meno isolamento, e la letalità americana aumenterà presto per raggiungere i livelli italiani. L’ipotesi cozza col fatto che la letalità calcolata negli USA è rimasta simile tra il 10 marzo ed oggi (tra il 2 ed il 2.5%), mentre secondo questo modello sarebbe dovuta aumentare da tempo.

Ipotesi 2: L’infezione si diffonde di più negli USA perché c’è meno isolamento, ma la letalità in Italia è più alta per problemi specifici della sanità italiana. Di questo ho parlato nel post “Perché tanti morti in Italia”, ma è difficile credere che la gestione clinica della stessa malattia dia un risultato così diverso in due paesi dove si pratica lo stesso tipo di medicina.

Ipotesi 3: L’impressione di una diffusione rapida di SARS-CoV-2 negli USA nasce dalla enorme capacità di fare tamponi, che ha permesso di diagnosticare molti casi che altrimenti sarebbero rimasti sommersi. Questa ipotesi spiegherebbe anche l’apparente alta letalità italiana postulando un numero molto alto di infezioni non diagnosticate.

La ipotesi 3 è supportata dalla osservazione, comune ad USA e Italia, che quando si aumenta la “capacità diagnostica” del sistema (in altre parole, quando si fanno più tamponi) si trova un numero sorprendentemente alto di positivi.

Come si confermerà se la ipotesi 3 è giusta?

Semplice: attraverso studi sierologici a tappeto della popolazione nel periodo post-pandemia (o, ancor meglio, cominciando fin da adesso).

Quali sono le IMPLICAZIONI PRATICHE dell’ipotesi 3?

Ce ne sono due importanti, e sono entrambe BUONE NOTIZIE.

La prima è che, se i casi non-diagnosticati di infezione con SARS-CoV-2 sono molto numerosi, la letalità reale di COVID-19 sarebbe molto più bassa di quanto calcoliamo adesso, probabilmente sotto l’1%.

La seconda è che il livello di immunità verso SARS-CoV-2 nella popolazione sarebbe più alto di quanto si pensi, così rendendo meno drammatica la possibilità di una seconda ondata di COVID-19 alla “riapertura” delle porte (che non possono rimanere chiuse per sempre) o con il tornare del freddo, che è il clima preferito dai Coronavirus.

Ricordo che molti centri, tra cui il nostro, stanno lavorando furiosamente per mettere a punto test sierologici ad alta sensibilità e specificità, che saranno fondamentali per gestire la TRANSIZIONE dalla fase della pandemia a quella dell’endemia evitando disastri tanto alla salute pubblica quanto all’economia.

Di questi argomento – ed in particolare delle analisi sierologiche – torneremo a parlare in dettaglio nei prossimi giorni e… lo faremo con un paio di SORPRESE.


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🔴 Riepilogo del 03/04 su COVID19:

1) 1.015.709 casi confermati, 53.069 decessi, 211.409 guarigioni

2) 926k casi internazionali

3) USA 245.213
3.1) Italia 115.242
3.2) Spagna 112.065
3.3) Germania 84.794
3.4) Cina 82.443
3.5) Francia 59.929
3.6) Iran 50.468
3.7) UK 34.173
3.8) Svizzera 18.827
3.9) Turchia 18.135
3.10) Belgio 15.348
3.11) Olanda 14.788
3.12) Canada 11.284
3.13) Austria 11.129
3.14) Corea del Sud 10.062

4) Negli USA il 22% dei ricoverati in terapia intensiva NON ha patologie pregresse.

5) Purtroppo, così come è stato per i tamponi, ieri è emerso che nemmeno il numero dei guariti è registrato in modo omogeneo. Il totale del guariti è infatti dato sia da chi effettivamente è negativizzato, sia da chi semplicemente è stato dimesso dall’ospedale senza la verifica della negatività al virus.
5.1) I dati italiani sono troppo ballerini

6) Ai cittadini di NY è stato consigliato di mettersi una sciarpa o un bandana sul naso, quando in pubblico. Siamo alla frutta, purtroppo.

7) Ieri abbiamo superato il milione di casi accertati nel mondo. I decessi accertati hanno superato quota 50k

8) La Svezia continua la sua strategia inversa. Tutto aperto, tutti in giro.

🔴 Ecco la mappa su base provinciale dei tamponi positivi covid-19 aggiornata al 03/04/2020

🔴 Coronavirus: aggiornamento 3 aprile
119.827 casi confermati:
60,4% in isolamento domiciliare + “Dimessi/Guariti”
32.809 pazienti in ospedale, di cui 4.068 in terapia intensiva
14.681 deceduti (tasso grezzo di letalità 12,3%

🔴 Covid-19: possibile nuovo cluster infettivo ad Hong Kong – asiatimes.com

🔴 Hopeful news for 🇮🇹: Italy’s daily cases have plateaued. However that just means new cases are not on the rise. “Some experts have warned that Italy’s falling case count may be because of a decline in daily testing numbers”. – amp.ft.com

🔴 Medici russi che hanno disinfettato la casa di riposo “San Lorenzo” a Gromo (BG) raccontano casi di coronavirus fulminante: persone asintomatiche che vanno a letto la sera e non si risvegliano più.

🚨It took four months for the world to hit 500,000 cases of COVID19

🚨It took one week to hit 1,000,000.

🔴 La diffusione del Covid19 in Corea del Sud si stabilizza, ma restano criticità sulle infezioni importate e sui focolai a Seul e nelle zone limitrofe: i casi di giovedì si attestano a 86, superando quota 10.000 nel complesso, a 10.062.

🔴 Il Ministero della difesa russo risponde a La Stampa che aveva attaccato gli aiuti russi all’Italia. “Ai committenti della russofobia de La Stampa, raccomandiamo loro di fare proprio un’antica massima: Qui fodit foveam, incidet in eam (Chi scava la fossa, in essa precipita)”.

🔴 Sta sfiorando ormai i quattro miliardi di dollari la perdita economica stimata dalla Compagnia petrolifera libica Noc in seguito alle chiusure di oleodotti e terminal imposte dal generale Khalifa Haftar nella sua campagna per la conquista di Tripoli.

🔴 I casi positivi di Coronavirus hanno raggiunto oggi in Israele la cifra di 7030 ed i decessi sono stati finora 36. Lo rende noto il ministero della sanità. Al momento 95 malati sono in rianimazione e altri 115 sono giudicati in condizioni gravi.

🔴 Gli americani sottoposti all’ordine di stare a casa a causa del coronavirus sono 305 milioni, oltre il 90% della popolazione degli Stati Uniti. Lo riferisce la CNN.


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L’OTTIMISMO CHE VIENE DALLA CONOSCENZA
Bollettino del 1 aprile 2020 – Guido Silvestri

E ADESSO COSA SUCCEDE?

Oggi parliamo dell’andamento globale della pandemia COVID-19. Questo è importante per capire non solo quello che sta succedendo adesso, ma ciò che succederà in futuro, nelle prossime settimane. Il post è lungo, ma spero utile, e soprattutto basato su DATI e NUMERI. Ricordo che ci sono molte pagine e siti web dove può andare chi preferisce commenti brevi, brillanti, eruditi e… basati sul nulla.

Premetto che non discuterò modelli matematici (non sono la mia specialità), ma farò considerazioni su TRE NUMERI per diversi Paesi e/o regioni geografiche. I numeri sono: morti, contagiati, e rapporto tra morti e contagiati (indice crudo di letalità, in percentuale). Sono numeri da prendere con le molle, perché non tutti contano questi eventi allo stesso modo, ma vengono da fonti ufficiali (WHO, CDC, EU) e sono il meglio che abbiamo.

Farò anche considerazioni basate su fattori come: qualità del servizio sanitario, livello di isolamento, fattori ambientali (clima, soprattutto), fattori sociali (età della popolazione, stile di vita, etc). Il tutto per cercare di capire quale direzione stia prendendo la pandemia a livello globale e poi anche per iniziare una riflessione su come “riaprire” il sistema Italia, di cui ci occuperemo nei prossimi giorni.

Mi raccomando: arrivate alla CONCLUSIONE che è il punto più importante di tutti!

1. ITALIA DEL NORD
La situazione in Nord Italia, con epicentro in Lombardia e ramificazioni fino alle Marche settentrionali, rimane difficile. Si rafforza l’ipotesi che una serie di fattori (chiusura ritardata, popolazione anziana, sovraccarico ospedaliero, condizioni ambientali favorevoli a CoV, etc) abbiano creato la TEMPESTA PERFETTA per una diffusione rapida con alta letalità (16.6%). La nota positiva è che i nuovi contagi non aumentano, mentre non scende la mortalità, che riflette ancora casi “vecchi” di due-tre settimane.

2. ITALIA DEL SUD
La tenuta dell’Italia del Sud – Roma compresa – è notizia positiva. A tre settimane dalla “chiusura” i casi sono molto meno frequenti che al Nord, e la mortalità totale (684) rappresenta solo il ~5% dei decessi per il ~45% della popolazione italiana. Da notare che la letalità (5.8%) è più in linea con i dati europei. Studi futuri chiariranno l’importanza potenziale del clima mite, che potrebbe influenzare sia la rapidità del contagio che la severità clinica (i.e., si potrebbe attenuare se le infezioni avvengono con carica virale in media più bassa).

3. SPAGNA
La Spagna continua a sperimentare alta mortalita’ (8.209 morti, 8.7% di letalità, in entrambi i numeri è seconda solo all’Italia). Da notare che anche in Spagna, come in Italia, è presente un chiaro gradiente Nord-Sud, con il 90% delle morti che sono da Madrid (compresa) in su, mentre solo il 10% è sotto Madrid, nonostante questa sia un’area dove risiede il 40% della popolazione spagnola. Fattori aggravanti che possono influire sono il sovraccarico ospedaliero, soprattutto a Madrid e dintorni, e l’alto livello di socialità tra giovani ed anziani.

4. FRANCIA & GRAN BRETAGNA
La Francia sta sperimentando una mortalità di livello medio-alto (3.024 morti, 6.7% di letalità), con meno sovraccarico ospedaliero, ma clima simile al Nord Italia e livello alto di interazioni sociali tra giovani e vecchi. La Gran Bretagna è al 6.3%, sostanzialmente sovrapponibile. Nonostante le estemporanee (ma anche temporanee) dichiarazioni di Boris Johnson, il PHS inglese sembra per ora reggere l’urto di COVID-19, ma le prossime settimane saranno difficili.

5. GERMANIA, SVIZZERA, AUSTRIA & OLANDA
Questi quattro paesi presi insieme hanno totalizzato 105.000 casi confermati (come l’Italia) con però solo un sesto dei morti italiani (letalità al 1.9%, quindi a livelli USA). Difficile non presumere come questi paesi, certamente non aiutati dal fattore atmosferico e che hanno messo in atto restrizioni alla circolazione personale tutto sommato meno dure di quelle italiane, abbiano rispettate le norme di isolamento in modo ben più rigoroso.

6. SCANDINAVIA
Anche in Scandinavia, dove le restrizioni alla circolazione sono limitate, sono relativamente bassi sia la mortalità (tutti insieme hanno fatto il 60% dei morti avuti nelle Marche) che soprattutto la letalità (0.64%). Onestamente sono numeri che non mi sorprendono troppo. Non per niente la Scandinavia è la terra dove non esistono vaccini obbligatori eppure le coperture vaccinali sono al 98-99%. Che ci sia una lezione da imparare sul modello di sanità pubblica scandinava?

7. GRECIA, ALBANIA & TURCHIA
Ho raggruppato tre paesi dell’area mediterranea-balcanica, a clima più temperato ma abitudini sociali “inclusive”, sanita’ pubblica moderatamente efficiente e livello medio di rispetto delle regole di isolamento. E’ interessante notare che ne esce non solo un numero abbastanza basso di casi confermati (~12.000) ma anche una mortalità del 1,85%, che non è affatto male. In definitive, sembra difficile spiegare questi numeri senza invocare il fattore atmosferico-climatico.

8. ROMANIA, BULGARIA ed UNGHERIA
Qui invece ho raggruppato tre paesi dell’area adiacente ma più a Nord (Balcani settentrionali), anch’essi con un numero piuttosto basso di casi confermati. Sanità pubblica simile se non migliore dei tre paesi al punto 7, rispetto per le regole simile o forse migliore, ma clima più freddo. Risultato, una mortalità un po’ più alta: 3.0%.

9. RUSSIA
La situazione in Russia si sta facendo interessante dal punto di vuista epidemiologico. Dopo una partenza molto lenta, in parte legata anche al grande freddo dell’inverno russo che presumibilmente reduce i contatti sociali, i casi stanno ora aumentando in modo esponenziale, raddoppiando ogni ~3 giorni. E’ uno dei paesi da tenere maggiormente d’occhio nei prossimi giorni – e qui l’ipotesi del fattore climatico prevederebbe un rapido aumento del numero sia dei casi che dei morti per almeno tre-quattro settimane.

10. USA – SEATTLE E NEW YORK
In USA finora oltre 160.000 casi confermati e 3.003 morti (letalità al 1.8%, piuttosto bassa, indice che il nostro tanto vituperato sistema sanitario per ora regge). Il trend dei nuovi casi è stabile negli ultimi quattro giorni (circa 20.000 al giorno), la mortalità sembra però coinvolgere diverse persone sotto i 50 anni, quasi sempre obese e diabetiche. La maggior parte dei morti sono concentrati a New York (oltre il 50% del totale in un’area che contiene ~5% della popolazione USA) e Seattle, entrambi posti dal clima non dissimile a Milano. Da notare che New York ha in comune con Milano anche il ritardo nella “chiusura” e la forte componente di “interazione sociale” tra giovani ed anziani.

11. USA – ATLANTA
Qui dalle mie parti si combatte duramente: 4.117 casi totali, 125 morti, letalità al 3.0% nel totale della Georgia, ma solo al 2.0% nelle tre grandi contee di Atlanta (Fulton, Dekalb e Gwinnett). Da notare – e lo cito solo qui perché parlo per esperienza diretta – che il numero dei casi positivi sulla base di campionamenti di asintomatici è probabilmente 10-20 volte più alto, il che suggerisce, per ovvii motivi aritmetici, che la letalità reale di COVID-19 sia parecchio più bassa,

12. CANADA
I cugini canadesi per ora reggono bene. Nonostante il clima freddo, che non aiuta, la combinazione virtuosa di sanità pubblica efficiente, isolamento sociale e rispetto delle regole mantiene per ora una letalità al 1.2%, quindi di livello quasi scandinavo.

13. CINA
In Cina, dopo la “riapertura” formale ma controllata delle operazioni nei giorni scorsi, il numero di nuovi casi si è attestato sui 100 al giorno, senza segni di riesplosione dell’epidemia. Sarà importante fare studi sierologici a tappeto per capire – nel caso che questo periodo d’oro si prolunghi per mesi – quale sia il ruolo delle misure di isolamento che ancora rimangono verso quello dell’instaurarsi di immunità naturale in larghe fasce della popolazione cinese.

14. GIAPPONE & KOREA
Questi due paesi geograficamente e culturalmente vicini hanno simili livelli di letalità (2-3%) ed un numero relativamente raro di casi, meno di 10.000 in Korea, che pure è stata investita presto dalla pandemia, e addirittura meno di 2.000 in Giappone. Da notare che in entrambi i paesi si va verso il periodo di tarda primavera ed inizio estate in cui le temperature ambientali salgono notevolmente.

15. SUD-EST ASIATICO
L’andamento della pandemia nel Sud-Est asiatico è sorprendentemente BENEVOLO da qualunque punto di vista si esamini la situazione. Paesi densamente popolati e vicini alla Cina sia geograficamente che in termini di scambi commerciali, come Vietnam, Thailandia, Philippines, Taiwan, Malaysia, Bangladesh, Indonesia, Brunei e Singapore hanno un totale di 9.627 casi confermati (meno di un quarto della Lombardia!!!), ed un totale di 291 morti (un terzo meno delle Marche!!!). In termini di strategia anti-COVID-19, nel Sud-Est asiatico si va dall’uso robusto della tecnologia e del case-tracking (Singapore e Taiwan, con mortalità dello 0.3% e 1.3%, rispettivamente) all’affidarsi alla Vergine Maria (Philippines, mortalità del 4.8%) o al profeta Muhammad (Malaysia ed Indonesia, con mortalità del 2% ed 8%, rispettivamente) – il che conferma come, per i problemi medici, la tecnologia aiuta più delle preghiere. Scherzi a parte, è praticamente impossibile spiegare i numeri attuali della pandemia nel Sud-Est asiatico senza invocare il fattore ambientale-climatico.

16. INDIA
Anche in India l’andamento della pandemia da COVID-19 è sorprendentemente lento e benigno (“solo” 1251 casi e 32 morti). Vedremo come andrà nelle prossime settimane, ma anche qui il fattore ambientale-climatico sembra predominante.

17. PAESI DEL GOLFO (Arabia, Kuwait, Qatar, Bahrein, EAU)
Interessantissima la situazione nei 5 paesi del golfo d’Arabia (o golfo Persico) in cui a fronte di grandi contatti commerciali con la Cina sono stati confermati solo 3.961 casi con letalità molto bassa, addirittura meno dello 0.5%. Come ben sappiamo sono tutti paesi dai servizi sanitari molto efficienti, almeno per i cittadini, e dal clima molto caldo e secco, che potrebbe svolgere un ruolo molto importante.

18. NORD AFRICA
La pandemia COVID-19 ha colpito il Nord Africa con un totale di 2.176 casi confermati e 118 morti tra Egitto, Tunisia, Algeria e Morocco. Anche se la mortalità del 5.4% non è bassa – e possibilmente riflette la presenza sia di un numero basso di test fatti che un’assistenza sanitaria pubblica meno efficiente di quella europea – l’andamento generale dell’infezione è decisamente lento, soprattutto considerando l’ingente livello di scambi personali e commerciali con paesi molto colpiti come Italia, Francia e Spagna. Anche qui si tratta di paesi dal clima molto caldo e secco.

19. AFRICA SUB-SAHARANA
L’Africa sub-saharana era la nostra GRANDE PAURA fin da gennaio, a causa sia degli enormi scambi commerciali e di personale con la Cina che dei livelli non ideali di assistenza sanitaria. Invece, a dispetto di questi timori, la situazione in Africa rimane relativamente tranquilla, con poche infezioni e pochi morti. Un fattore che potrebbe ridurre la mortalità è la relativa gioventù della popolazione africana. Interessanti i dati del Sudafrica, che sta uscendo adesso da una estate particolarmente calda e che gode di una rete sanitaria in buona parte moderna ed efficicente, dove nessun morto è stato segnalato a fronte di oltre mille casi confermati.

20. MEXICO
Anche il Mexico, che pure fa molti affari sia con la Cina che con gli USA, è praticamente appena toccato dalla pandemia, con al momento 1.094 casi confermati e 28 morti (2.7% di letalità). Anche qui bisognerà vedere come andranno le cose nelle prossime settimane, ma tutto conferma l’impressione che ci sia una specie di “muro geografico” tra il 35-40esimo parallelo di latitudine Nord che renda meno efficiente e meno letale la propagazione di SARS-CoV-2.

21. SUD AMERICA
Qui ho guardato ai dati cumulativi di sei paesi latino-americani (Brasile, Argentina, Chile, Colombia, Perù ed Ecuador), che insieme riportano 11.790 casi con una letalità del 2.5% – chiaramente molto bassa considerando la qualità in genere non ottimale dei servizi sanitari di questi paesi, almeno se paragonati all’Europa Occidentale. Ricordo che con l’eccezione di Chile ed Argentina, che escono adesso dall’estate australe, gli altri sono paesi dal clima mite ed in alcuni casi equatoriale.

22. AUSTRALIA E NEW ZEALAND
Situazione tutto sommato sotto controllo anche in Oceania, dove solo 20 morti sono riportati a fronte di oltre 5.000 casi confermati di COVID-19 (mortalità allo 0.4%). Sarà interessante vedere come andranno le cose con l’avanzare dell’autunno e poi dell’inverno, che può essere occasionalmente rigido specialmente nella zona di Melbourne/Victoria ed in New Zealand.

CONCLUSIONE – VALUTAZIONE GLOBALE

Come vedete nel grafico qui sotto preso dal sito web dello European Center for Diseases Control (E-CDC), sono ormai 4 giorni che il numero dei nuovi casi diagnosticati al giorno a livello globale si è stabilizzato sui ~60.000, senza più vedere il trend di aumento esponenziale che abbiamo osservato fino al 27 marzo.

Naturalmente è ancora presto, molto presto, per dichiarare vittoria, ma l’insieme della stabilizzazione dei casi in Europa e Nord America – grazie soprattutto alle misure di distanza sociale – con la tenuta del muro geografico/climatico del 35-40esimo parallelo Nord mi fa abbastanza ben sperare che si possa essere non più alla fine dell’inizio (che era stato il controllo di COVID-19 a Wuhan/Hubei), ma all’inizio della fine.

PS: Spero che chi legge apprezzi (i) come questo post separi i numeri, che sono fatti, dalle ipotesi interpretative ed altre opinioni personali, che si possono più o meno condividere, e (ii) le ore che tolgo al sono per cercare di fare un po’ di INFORMAZIONE SERIA nel caos comunicativo che imperversa soprattutto (ma non solo) nei social.

Grazie a tutti della lettura e buona giornata!

🔴 Riepilogo del 1/4 su COVID19:

Oggi inizia il terzo mese di copertura totale della pandemia, da parte di GPC. Anche noi abbiamo desiderio di tornare alla normalità, ma non è ancora il momento. L’obbligo è ancora di rimanere a casa, ribadiamo il concetto che stiamo vedendo molte più persone per strada. Non va affatto bene.

1) 859.556 casi, 42.332 decessi, 178.300 guarigioni

2) 777.262 casi internazionali (esclusa la Cina)

3) USA 189.510
3.1) Italia 105.792
3.2) Spagna 95.923
3.3) Cina 82.294
3.4) Germania 71.808
3.5) Francia 52.836
3.6) Iran 44.605
3.7) UK 25.481
3.8) Svizzera 16.605
3.9) Turchia 13.531
3.10) Belgio 12.775
3.11) Olanda 12.667
3.12) Austria 10.180

4) Il solo Stato di New York ha registrato ieri più di 9k nuovi casi (75k casi totali). È il peggior cluster americano.

5) Per quanto riguarda i decessi in America, il peggio purtroppo deve ancora venire. E lo fa ben capire Trump descrivendo alcune proiezioni che parlano di 100240k morti. Ricordiamo una volta di più, ma ormai lo sapete bene, che chi purtroppo muore oggi, si è contagiato circa un mese fa. Dunque la marea montante di casi di questi giorni, guarirà o morirà in un periodo che va tra una decina di giorni e un mese (a partire dunque da metà aprile circa)

6) I segnali italiani sono positivi, e lo sono da giorni ormai. I nuovi casi diminuiscono quasi con costanza o al più uguagliano il giorno precedente. Sono tornati a salire anche i tamponi. I morti purtroppo sono sempre tantissimi, ma ricordiamo che il picco dei decessi segue si alcuni giorni quello dei nuovi casi.

7) Torino e Verona sono le province, con grandi città, che ieri hanno ancora fatto registrare un incremento importante, rispettivamente +7.3% e +6.6%

Dispiace dirlo, ma lo stanno facendo notare anche molti giornalisti, il governo ha sbagliato la comunicazione, di nuovo. Con il messaggio di poter fare la passeggiata con un figlio, sommato al discorso di alcuni politici sul ‘riapriamo tutto subito’, è stato creato un danno. La quarantena è ancora in atto, non c’è alcun allentamento delle misure. State a casa!

Rischiamo di vanificare gli sforzi fin qui fatti e i sacrifici in primis dei medici in prima linea e di tutte le famiglie che ancora stanno piangendo i propri cari defunti.

Inutili le toppe che alcuni esponenti della maggioranza stanno provando a mettere in questi minuti. In questa fase delicatissima, gli esponenti politici e di governo devono misurare di più e meglio le proprie parole.

Source: geopoliticalcenter.it

🔴 And deaths in subnational regions:

• New York still destined to become the new global epicentre.

Here are deaths:

• US still hugging that “doubling every 3 days” line

• UK following directly in Italy’s footsteps

🔴 Tuesday’s major coronavirus updates:
USA: +24,612 cases, +901 deaths
Spain: +7,967 cases, +748 deaths
France: +7,578 cases, +499 deaths
Germany: +5,058 cases, +162 deaths
Italy: +4,389 cases, +852 deaths
Worldwide: +72,843 cases, +4,437 deaths

🔴 COVID19 This is probably the best scientific explainer I have seen on why we should all wear masks against coronavirus.

“We cannot any longer claim that masks “are not effective”. We cannot allow the perfect to be the enemy of the good.” Masks 4 All!

🔴 Coronavirus: La giungla dei tamponi:
– > 500.000 tamponi effettuati
– % tamponi positivi 20,9% (range 7,1%-39,7%)
– differenti policy regionali influenzano n. casi confermati
– impossibile pianificare azioni nazionali coerenti con n. reale dei casi attivi
COVID19 Italia

🔴 Eric Feigl-Ding: DIGITAL CONTACT TRACING: Science study: “viral spread is too fast to be contained by manual contact tracing, 📌but could be controlled by: contact tracing app📌”. COVID19 ➡️ ACTUALLY, my team had indeed proposed the concept & even *built* this in 2014! Details soon. Stay tuned!

🔴 Bonino: “Lo strumento che abbiamo subito a disposizione è il Mes, il fondo Salva-Stati. L’Italia pensi a quello. E il premier Conte ne negozi piuttosto le condizioni”, così la senatrice di più Europa.

🔴 La Borsa di Tokyo inizia la seduta col segno meno. Il Nikkei cede l’1,22% a quota 18.686,12, con una perdita di 230 punti Sul mercato valutario lo yen torna a rafforzarsi sul dollaro, a 107,40, e sull’euro a 118,30.

🔴 “Le regole sugli spostamenti non cambiano. La circolare del ministero dell’Interno del 31 marzo si è limitata a chiarire alcuni aspetti interpretativi sulla base di richieste pervenute al Viminale”. Ministero dell’Interno.

🔴COVID19 Number of deaths per 1M people in the 15 countries with the most reported cases:

205 🇮🇹Italy
177 🇪🇸Spain
62 🇧🇪Belgium
61 🇳🇱Netherlands
53 🇫🇷France
46 🇨🇭Switzerland
35 🇮🇷Iran
26 🇬🇧UK
16 🇵🇹Portugal
15 🇦🇹Austria
10 🇺🇸USA
8 🇩🇪Germany
3 🇰🇷S. Korea
3 🇹🇷Turkey
2 🇨🇳China

🔴 Country Risk Level During COVID19 Pandemic

Source: DKV Global

🔴 Only 145 tests per 100 thousand people in Greece Limited testing capacity prevents the country from knowing the true spread of coronavirus.

🔴 Tenetevi stretto chi sa starvi vicino sempre!


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