Archivi del giorno: 30 novembre 2019

M’s Music – Milano Roma


POLITIX

🔴 REUTERS: The al Qaeda inspired 28 year old militant who launched London Bridge attack.

🔴 Allarme terrorismo in Europa: un attentato a Londra, un altro all’Aia, è un ordigno rudimentale ritrovato alla Gare du Nord di Parigi. …il problema si presenterà quando faranno di nuovo attacchi di alto livello… e dico quando, non se….

Ricordo cosa è successo il 6 Novembre:
Utrecht: falso allarme anti-incendio.
Amsterdam: falso allarme dirottamento aereo.
Milano: falso allarme bomba a Malpensa.
Bruxelles: falso allarme di attacco all’antrace.

29 Novembre:
Londra: accoltellate varie persone, diversi feriti, due morti.(situazione in aggiornamento)
Aja: accoltellate persone, diversi feriti (situazione in aggiornamento)
Parigi: ritrovato alla stazione Gare du Nord un pacco bomba.(situazione in aggiornamento)

Chiamatele coincidenze se volete, io la chiamo strategia coordinata del terrore in Europa.

🔴 London Bridge Attack:
– Suspect identified as a 28-year-old convicted terrorist, according to police

– Two people were killed; three others injured are being treated in hospital – Police are not actively seeking anyone else related to the case.

🔴 Sarebbe una bomba da mortaio l’ordigno ritrovato a Gare du Nord (Parigi)

🔴 Mio pezzo su attacco di Londra – Guido Olimpio / Corriere
La tattica consueta. Un rituale di sangue. Un modello che diventa istigazione. E i cittadini che reagiscono. Questo racconta l’attacco di Londra. E’ il terrore diffuso, entrato nella nostre vite quotidiane.
L’attentatore ha usato, in apparenza, la solita arma a basso costo: un lungo coltello, facile da reperire come da nascondere. Si è mimetizzato in mezzo alla gente comune. Con quel pugnale ha preso di mira i «soliti» bersagli. Logistica zero. Nessun rischio per procurarsi una pistola o un ordigno.

La semplicità e la brutalità del gesto hanno avuto un impatto più profondo e non solo per le vittime. Una drammaticità accentuata dallo scenario – il cuore di Londra – e l’uccisione dell’aggressore ripresa dai telefonini. Una zona già teatro in passato di un attacco criminale, per questo tenuta sotto osservazione, anche se sappiamo quanto sia complicato prevenire gli attentatori solitari. Però in questa vicenda (come in altre) c’è spazio per gli interrogativi: il protagonista era noto alle autorità, con una condanna per terrorismo e in libertà provvisoria. Dettaglio che accende le polemiche sui controlli, mai perfetti a causa di errori nell’analisi della minaccia e numeri di individui da monitorare.

L’omicida indossava – secondo gli inquirenti – una finta cintura esplosiva. Il particolare è emerso in numerosi casi in Europa dove i protagonisti erano simpatizzanti della Jihad.

I terroristi che agirono sul London Bridge nel 2017 colpirono prima con il veicolo-ariete, quindi tirarono fuori le lame per aggredire quanti erano sul marciapiedi e avevano falsi ordigni. Una sequenza – almeno nei primi due passaggi – suggerita dai qaedisti e dallo Stato Islamico.

Gli ideologi del Califfato hanno fatto ancora prima invitando i seguaci a usare metodi inusuali per ammazzare. Persino una pietra, la vettura erano sufficienti, hanno ribadito con gli appelli sul web. E quelle invocazioni sono diventate le linee guida per gli islamici radicali. E non solo. Perché altri estremisti – xenofobi, misogini – e assassini senza movente politico hanno copiato alcune di queste tecniche. Potenza del messaggio e semplicità dell’esecuzione.

I militanti fai-da-te si bardano in questo modo per diverse ragioni: con il falso corpetto esplosivo possono tenere a distanza i presenti, sperano di guadagnare qualche minuto per ferire ancora, ma al tempo stesso cercano il martirio sapendo che la polizia aprirà il fuoco per prevenire un’eventuale deflagrazione.

Cosa avvenuta ieri a Londra. Non hanno i mezzi o le capacità per costruire un ordigno da uomo-bomba, però si comportano come se lo avessero sul serio. E’ il rito da veri mujaheddin impegnati in una missione sacrificale, dove non è certo il ritorno a casa. Dunque emulazione, simboli, coreografia di morte, voglia di farla finita ad ogni costo, meglio se per mano di un «infedele».

Da sottolineare poi il coraggio dei civili che hanno affrontato il pugnalatore. Sempre più spesso e non solo in eventi terroristici – mi riferisco alle molte stragi di massa negli Stati Uniti – le persone non scappano e reagiscono diventando la prima risposta ed evitando conseguenze maggiori. Sono l’ultima trincea in attesa dell’arrivo gli agenti. Un comportamento che toglie ossigeno alla narrazione trionfalistica dei tagliagole.

Queste valutazioni andranno comunque incrociate con gli sviluppi dell’indagine. Per comprendere il profilo dell’omicida, le motivazioni – personali e politiche -, gli eventuali collegamenti. E’ fondamentale ricostruire il passato del killer, le sue connessioni, l’esistenza «digitale» racchiusa in telefonini, computer e altro. Sempre che ne abbia una.

I precedenti portano molti a pensare ad uno dei tanti colpi dei simpatizzanti del Califfato. Oggi è guidato da un nuovo leader, è impegnato a difendere i resti del territorio in Siria e in Iraq, ma altrove rimane all’offensiva, ha l’iniziativa. Ci ha abituato alle sorprese. I suoi seguaci hanno voglia di vendicare la morte di al Baghdadi eliminato dal blitz statunitense.

Non è meno importante valutare se assisteremo ad un’altra vigilia di Natale marcata da attacchi innescati da ordini precisi, da ispiratori, dall’adesione al movimento oppure dalla volontà di imitare quanto visto qualche ora prima o due anni fa. E’ la facilità dell’esecuzione che ci spaventa, unita al sospetto che i potenziali killer non siano pochi. La grande attenzione globale, con dichiarazioni di governi e autorità, è inevitabile, però finisce per dare ossigeno a coloro che seminano paura.

Sono scenari probabili, da verificare ed accertare. Il proliferare della violenza, le analogie, il modello non devono portarci a dare tutto per scontato. In non poche occasioni l’esecutore si è mosso perché affascinato dall’ideologia ma agitato da aspetti strettamente personali. Un ibrido comunque letale.

Memo per gli “ossessionati” o strabici:
1. C’è terrorismo islamico.
2. C’è terrorismo xenofobo-neonazi.
3. C’è terrorismo di persone senza motivazione politica (per me sono terroristi comunque).
4. C’è terrorismo di gruppi criminali.
5. E realtà dimostra che tutti possono fare danni perchè spesso usano stesse tattiche.

🔴 L’estratto del discorso di Michael Bloomberg, tenuto durante un confronto pubblico con Lagarde.

L’etica che ne emerge (perché quello che si configura è uno stato etico che decide per il singolo cosa sia bene o male) è però un po’ zoppa. Da un lato, infatti, la politica di impronta progressista vorrebbe creare un sistema di tassazione sui poveri, per poterne indirizzare i comportamenti, allungandogli di fatto la vita. Dall’altro lato la stessa area, progressista, in tutto il mondo, spinge sempre più palesemente verso l’introduzione dell’eutanasia o altre forme più o meno autonome di interruzione della vita.

Sorge il dubbio, legittimo e spontaneo, che mettere le tasse sui poveri, sui cibi spazzatura, sulle bevande zuccherate ecc, serva solo a fare cassa… altro che stato etico…

🔴 Baghdad: si è dimesso il premier iracheno.

🔴 Israele: multipli lanci di razzi da Gaza verso Ashkelon

🔴 BREAKING: Maltese PM Muscat to step down on January 18: party sources.

🔴 Erdogan ha definito il presidente francese ‘in stato di morte cerebrale’ stessa espressione usata da Macron per definire la Nato dopo l’invasione turca della Siria.


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